Sempre più spesso le imprese si rivolgono alle società ed alle agenzie di investigazioni private per proteggere e preservare il proprio business. Nello specifico, la “business intelligence” è quella serie di attività svolte dagli investigatori privati per potenziare e tutelare il business aziendale. Attraverso queste specifiche operazioni, da un lato si cerca di proteggere l’azienda, dall’altro di agevolarne l’ingresso in nuovi mercati o incentivarne la crescita.

In senso stretto, il lavoro degli investigatori privati consiste nella stesura di rapporti contenenti informazioni che mettono in evidenza i potenziali fattori di rischio di una particolare attività. Nei rapporti vengono spiegate la provenienza e la funzione delle informazioni analizzate. Per l’elaborazione di questi documenti vengono consultate varie fonti, tra le quali banche dati, archivi, registri pubblici, big data e interviste. L’intelligence aziendale viene utilizzata in particolare dalle imprese in fase di market entry. In questo caso, le agenzie d’investigazione tracciano un rapporto dettagliato sulla concorrenza, esaminando i principali competitor e fornendo all’azienda committente informazioni specifiche sui vari fattori di rischio e sulle opportunità relative all’inserimento in un nuovo mercato.

La “business intelligence” è ormai diventata parte integrante della strategia di impresa a livello globale. In Italia, quest’attività funziona ancora a rilento, nonostante sia cresciuto il numero delle aziende che ne richiede il servizio. In particolare, nel Belpaese manca ancora la cultura della prevenzione. Le aziende faticano a comprendere quale grandissimo valore aggiunto e potere strategico derivi dal possesso delle informazioni. Esse si rivolgono per lo più alle società investigative solamente dopo che il problema si è verificato, riducendo così il potere d’intervento alla sola risoluzione del danno.

Oltre alla “business intelligence” le agenzie investigative si occupano anche di tutelare le imprese da eventuali minacce, interne ed esterne, che ne mettono a repentaglio la sicurezza, quali ad esempio lo spionaggio industriale, la corruzione, le fughe di informazioni, il cyber-crime etc. La sicurezza di un’azienda può essere infatti minata sia dalle aziende concorrenti quanto da vere e proprie azioni criminali, senza dimenticare i rischi che possono incombere dall’interno. Non è un caso che la principale causa di frode sia rappresentata dagli stessi dipendenti. In questo senso, la scelta delle persone da inserire nei posti chiave può diventare fondamentale. E anche qui, gli investigatori privati possono venire in aiuto alle imprese.

Con la sentenza n. 15094 dell’11 giugno 2018, la Corte Suprema ha chiarito i casi in cui l’attività investigativa effettuata sui dipendenti può considerarsi legittima o meno. La Cassazione ha infatti stabilito la leicità per un imprenditore di avvalersi di una società di investigazioni private “per la tutela del patrimonio aziendale o per accertare mancanze specifiche da parte dei lavoratori”, purché l’attività investigativa non sconfini nella verifica delle inadempienze dei dipendenti nello svolgimento delle proprie mansioni.

Questo significa che l’impiego dei detective privati è da considerarsi legittimo esclusivamente fuori dalle mura aziendali e quando l’orario di lavoro è terminato (ad esempio per verificare se l’attività extra-lavorativa svolta dal dipendente violi il divieto di concorrenza o per accertare l’utilizzo improprio dei permessi della legge 104). In tal caso, l’attività investigativa non costituisce una violazione della privacy, fermo restando ovviamente che le indagini non avvengano nei luoghi di privata dimora. Inoltre, nel caso di un esercizio commerciale, la Cassazione ritiene legittimi i controlli eseguiti da un investigatore privato qualora si finga un normale cliente e, senza esercitare poteri di vigilanza, verifichi l’eventuale mancata fiscalizzazione di una vendita da parte del personale preposto. In pratica il detective può controllare, come una qualsiasi altra persona, se il dipendente emette lo scontrino o oppure no.

Viceversa, la Corte Suprema ha stabilito anche il perimetro entro il quale un datore di lavoro non può avvalersi del servizio di un investigatore privato. È il caso delle indagini svolte all’interno del luogo di lavoro per verificare possibili inadempienze da parte dei dipendenti, che spettano invece solamente al datore di lavoro. Infatti, secondo lo Statuto dei lavoratori, gli 007 non possono sorvegliare i dipendenti per “azioni o fatti diversi da quelli relativi alla tutela del patrimonio aziendale stesso”, o meglio non posso verificare se un dato lavoratore svolge bene la sua mansione o meno. Lo stesso discorso vale anche per quei lavoratori così detti “in missione”, cioè che svolgono la propria attività fuori dalle mura aziendali (si pensi ad esempio al settore edile). In tal caso, il controllo viene equiparato a quello all’interno della sede aziendale e, come detto, è vietato dalla legge. Questo tipo di indagini sono possibili solamente in casi specifici, in cui vi sia ipotesi di reato da parte del lavoratore, come ad esempio “l’esercizio di attività retribuita in favore di terzi durante l’orario lavorativo”.