Il Rapporto Italia 2019 elaborato dall’Istituto di Ricerca Eurispes, giunto alla sua trentunesima edizione, è diventato, nel tempo, un apprezzato punto di riferimento per comprendere l’attualità politica, economica e sociale del nostro Paese.

Tra le tematiche oggetto dell’indagine merita particolare attenzione  la sensazione di sicurezza percepita dagli italiani.

I risultati dell’indagine hanno evidenziato che la minaccia più sentita dai cittadini è rappresentata dai furti nelle abitazioni, che interessano il 25,4% degli intervistati.

Ciò dimostra come nel corso degli anni sia cambiata la tipologia di timore percepito. Difatti, si ha molta più paura di subire intrusioni nella propria abitazione che delle truffe, in prima posizione nelle classifiche degli anni precedenti.

Le città considerate “poco sicure” sono in aumento.

Le città considerate “poco sicure” per un italiano su tre sono ubicate principalmente a Nordovest con una percentuale del 42,7%.  Al Centro e al Sud più della metà degli intervistati si divide tra “abbastanza sicuri” (rispettivamente 40,5% e 45%) e “molto sicuri” (10,7 % e 8,8%); nelle isole la percezione di sicurezza è molto alta con un risultato del 59,2%.

Ma la paura di subire furti nella propria abitazione non è l’unica preoccupazione degli italiani. Dal Rapporto Italia 2019 anche la paura delle aggressioni fisiche ha subito un notevole aumento con il 20,8%, in netta crescita rispetto sia al 2009 sia al 2017.

Numeri più contenuti ed in calo riguardano, invece, le paure per altre tipologie di crimini: rapine (9,9%), furti di veicoli (9,6%), truffe (8%), scippi/borseggi (7,6%), violenze sessuali (5,8%) e furto di dati personali su Internet (4,5%).

Le paure degli italiani cambiano in base all’età degli intervistati.

Per quanto riguarda i furti in abitazione ad aver più paura sono gli over 65 (30,1%), mentre i giovanissimi (tra i 18 e i 24 anni) temono soprattutto l’aggressione fisica (25%) e attribuiscono alla violenza sessuale lo stesso grado di rischio del furto in abitazione (15%).

Prevenire un furto nella propria abitazione è ciò che spinge molteplici cittadini a dotarsi di adeguati sistemi di allarme affidandosi all’esperienza degli Istituti di Vigilanza privata.

Tra questi l’Istituto di Vigilanza La Torre che grazie alla sua Centrale Operativa attiva 24h su 24, 365 giorni l’anno, è in grado di assicurare un pronto intervento immediato in caso di necessità, scoraggiando possibili malintenzionati.

Consulta il Rapporto Italia 2019.

Un nuovo protocollo di intesa per codificare le regole per vendere un divertimento più sano, in cui maggiori controlli possono aumentare la sicurezza nelle discoteche e prevenire l’abuso di alcol, è ciò che è stato siglato lo scorso 12 luglio al Viminale dall’ex ministro dell’Interno e dai rappresentanti delle associazioni dei locali da ballo e di pubblico intrattenimento.

Franco Cecconi, Presidente AISS (Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria), ha così commentato la nuova bozza di protocollo:

Il ruolo degli operatori degli addetti alla sicurezza sarà sicuramente fondamentale per definire linee guida di sicurezza più stringenti per i gestori dei locali.

Il problema principale è l’abusivismo.

In tal senso, per quanto riguarda il ruolo della sicurezza nei locali, il problema principale è rappresentato dal fenomeno dell’abusivismo in cui sarebbero necessari maggiori controlli al fine di evitare che operatori privi di alcun titolo autorizzativo si sostituiscano a professionisti formati ad hoc e in possesso di apposita licenza.

Già lo scorso aprile la circolare del Capo della Polizia Gabrielli sull’indebita commistione tra servizi di portierato e vigilanza privata aveva sottolineato l’urgenza nel trovare una soluzione in merito.

Le soluzioni di sicurezza sono molteplici.

Alla luce di ciò Franco Cecconi, Presidente AISS, ha divulgato diverse proposte per limitare il fenomeno.

L’ installazione obbligatoria di sistemi di telecamere a circuito chiuso, sia fuori che dentro ai locali; la possibilità di effettuare il pat down, anche con l’ausilio di metal detector manuali; un numero congruo di operatori in servizio; una diversa figura giuridica per gli operatori (ovvero, la qualifica di incaricato di pubblico servizio come per gli steward dello stadio); sono solo alcune possibili regole di intervento con cui sarebbe possibile limitare l’abusivismo di tale settore, migliorando allo stesso tempo la sicurezza dei privati cittadini, costantemente protetti da istituti di vigilanza qualificati.

Il CLUSIT (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica) ha recentemente analizzato l’esposizione di aziende e pubbliche amministrazioni alle minacce provenienti da Internet.

I risultati di tale indagine hanno prodotto il Rapporto Clusit 2019. Secondo quanto emerso dall’analisi dei dati, nel 2018 il cyber spionaggio è cresciuto del 57% rispetto all’anno precedente con l’80% del totale dei reati compiuti con finalità di spionaggio considerati di “livello critico”.

La privacy nelle attività aziendali.

I dati hanno quindi evidenziato un problema che nel corso degli anni è cresciuto notevolmente: la privacy nelle attività aziendali.

Il rischio più grande è rappresentato dalla concorrenza sleale e dallo spionaggio, in particolare con l’utilizzo del web nei luoghi di lavoro.

Informazioni riservate e dati sensibili da riutilizzare a proprio vantaggio possono essere facilmente reperibili grazie ad un progressivo miglioramento tecnologico, arrecando un ingente danno economico alle aziende.

È importante monitorare la sicurezza aziendale interna.

Molto spesso tali azioni illecite derivano direttamente dai propri dipendenti.

Ciò significa che i pericoli non derivano solo dall’esterno ma possono essere anche provocati internamente. Informazioni riservate e know how aziendale possono essere costantemente a rischio per cui necessitano di misure specifiche sia sul fronte della cyber security sia in ambito di sicurezza aziendale interna.

In entrambi i casi è necessario affidarsi a dei professionisti in grado di individuare i potenziali soggetti coinvolti o di dotare l’azienda di sistemi preventivi a tutela della propria privacy.

Le agenzie investigative possono essere un prezioso alleato per la gestione delle criticità aziendali.

In casi di sospetto spionaggio interno una delle principali attività svolte dalle agenzie di investigazioni sono le bonifiche ambientali.

Il termine “bonifiche ambientali” identifica la possibilità di accertare la presenza di dispositivi spia negli ambienti aziendali, nelle sale riunioni o ad esempio nei veicoli aziendali.

Le investigazioni aziendali permettono di proteggere il patrimonio di informazioni e di contatti di un’impresa, favorendo la creazione di report investigativi da poter condividere anche in sede di giudizio.

PSF Investigazioni offre diversi servizi investigativi in grado di colmare le esigenze di privacy di un’azienda fornendo, in caso di necessità, informazioni utili nella scelta dei propri dipendenti o fornitori.

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Il 15 gennaio 2019 sono state pubblicate dal Garante della Privacy in Gazzetta Ufficiale le “Regole deontologiche relative ai trattamenti di dati personali effettuati per svolgere investigazioni difensive o per fare valere o difendere un diritto in sede giudiziaria”.

Tali regole si rivolgono agli avvocati ed agli investigatori privati allo scopo di sottolineare come il rapporto di fiducia tra investigatore privato o avvocato e l’assistito sia veicolato dalla segretezza in merito ad informazioni estremamente riservate, che coinvolgono l’interessato o terzi, destinate alle indagini difensive o alle attività inerenti la difesa.

Nello specifico, il trattamento riguarda soprattutto “categorie particolari di dati”, quali informazioni sull’origine razziale dell’assistito, opinioni politiche e convinzioni religiose, ma anche dati genetici, biometrici, orientamento sessuale e salute. Questa tipologia di informazioni è citata anche nell’art. 9 del GDPR ed è vietata al trattamento, fuorché nel caso in cui si riveli “necessario per accertare, esercitare o difendere un diritto in sede giudiziaria o ogniqualvolta le autorità giurisdizionali esercitino le loro funzioni giurisdizionali”.

Tutelare il segreto professionale degli assistiti.

Il segreto professionale è quindi tutelato in tutti i Paesi membri dell’Ue ed è stato oggetto di chiarimenti anche da parte del GDPR, il nuovo Regolamento europeo sulla privacy.

L’investigatore è quindi tenuto alla massima riservatezza sulle informazioni acquisite nell’esercizio dell’attività investigativa provvedendo all’osservanza scrupolosa di tutte le disposizioni in merito alla privacy.

Il segreto professionale viene enunciato anche nel Codice Deontologico Forense che definisce un “dovere, oltre che diritto, primario e fondamentale dell’avvocato mantenere il segreto e il massimo riserbo sull’attività prestata e su tutte le informazioni che gli siano fornite dal cliente e dalla parte assistita, nonché su quelle delle quali sia venuto a conoscenza in dipendenza del mandato”.

È fondamentale scegliere agenzie investigative affidabili.

In tal senso è essenziale scegliere agenzie investigative attente ed affidabili che rispettino il quadro normativo sulla privacy, le certificazioni di settore ed il codice deontologico di riferimento.

PSF Investigazioni, con un approccio professionale e puntuale, può fornire servizi investigativi accurati rispettando a pieno le regole fondamentali di integrità morale, responsabilità professionale e riservatezza richiesti dalle normative vigenti.

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Molti comuni italiani in occasione della stagione estiva 2019 hanno aderito al Protocollo d’Intesa “Spiagge sicure – Estate 2019”, per la cui applicazione è stata essenziale la collaborazione dei molteplici istituti di vigilanza dislocati sul territorio nazionale.

Tale protocollo prevede l’erogazione da parte del Ministero dell’Interno di un finanziamento di 4,2 milioni di euro da ripartire in 100 comuni.

Il Fondo per la sicurezza urbana è stato istituito dall’art. 35-quater del decreto-legge 4 ottobre 2018, n.113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n.132. Gabinetto del Ministro 2 Modulario Interno – 5 Mod. 5 G.

L’obiettivo è quello di rendere più sicuri i litorali

La prevenzione dei furti, il contrasto di fenomeni quali il teppismo ed il vandalismo in particolare nelle ore notturne, il monitoraggio del territorio per limitare il commercio abusivo e la vendita di prodotti contraffatti sui litorali sono i punti cardine dell’iniziativa.

L’intento principale del progetto è quindi attuare una strategia di miglioramento atta a tutelare i territori comunali che annualmente affrontano un maggiore afflusso turistico durante il periodo estivo garantendo la sicurezza anche delle zone più isolate.

Il progetto prevede l’inserimento di nuove figure professionali

Ai comuni viene data la possibilità di avvalersi del servizio di vigilanza privata per assicurare un maggiore controllo delle spiagge e degli stabilimenti balneari. Inoltre, le assunzioni previste interessano anche gli organi di Polizia locale.

La risposta degli enti pubblici è stata positiva. I comuni sono stati selezionati sulla base dei dati forniti dall’Istat relativi alle presenze nel 2017 di turisti nelle strutture ricettive, tenendo conto di una superficie abitativa al di sotto dei 50mila abitanti.

Ad oggi complessivamente i comuni costieri che hanno aderito all’iniziativa per l’edizione 2019 sono stati: 27 al Nord, 26 al Centro e 47 al Sud e nelle Isole.

Il bilancio del Progetto nel 2018

Nell’anno 2018 il bilancio dell’iniziativa era stato brillante: 184 assunzioni a tempo determinato di agenti di Polizia Locale, 17.168 ore di lavoro straordinario pagate, 145mila euro investiti per acquistare mezzi e attrezzature.

Sforzi che avevano dato dei frutti: contestati 3.313 illeciti amministrativi e penali, sequestri di 341mila prodotti per oltre 2,7 milioni di euro.

Per l’anno 2019 il primo bilancio effettuato il 30 giugno ha evidenziato come siano state assunte già 205 unità a tempo determinato con 1.821 ore di straordinario svolte dalla polizia locale con l’obiettivo di rafforzare i servizi di controllo e protezione.

Primo Report Spiagge Sicure – Estate 2019

L’11 Marzo 2019 è stata pubblicata la prassi di riferimento UNI/PdR 54 sulla Sicurezza privata, “Mappatura delle attività degli operatori della vigilanza (sicurezza complementare/sussidiaria), sicurezza ausiliaria, servizi di controllo/stewarding e investigazioni”.

Tale documento, frutto della collaborazione tra UNI (Ente Nazionale di Unificazione) e A.I.S.S. (Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria), fornisce una mappatura delle attività e delle figure professionali che operano nel settore della sicurezza privata: la vigilanza (sicurezza complementare/sussidiaria), la sicurezza ausiliaria, i servizi di controllo/stewarding e le investigazioni private, ed è stato pubblicato dopo aver superato numerose fasi di consultazione pubblica in cui si raccolgono e discutono tutte le osservazioni sul settore di riferimento prima di procedere alla sua stesura definitiva.

Il documento pone particolare attenzione ai Servizi di sicurezza complementare.

I servizi di “sicurezza complementare/sussidiaria” citati all’interno del documento rappresentano tutti quei servizi di sicurezza che devono essere necessariamente svolti da guardie particolari giurate.

Ne fanno parte la sicurezza svolta negli aeroporti, nei porti, nelle stazioni ferroviarie e metropolitane, la custodia e il trasporto di valori, la vigilanza armata mobile, la vigilanza presso infrastrutture del settore energetico o delle telecomunicazioni e presso ogni altra struttura che può costituire un obiettivo sensibile ai fini della sicurezza, dell’incolumità pubblica o della tutela ambientale.

La prassi di riferimento stabilisce sei livelli di competenza.

La nuova prassi di riferimento UNI/PdR 54 ha quindi definito sei livelli di competenza a cui gli operatori del settore devono far riferimento.

Tali livelli sono stati suddivisi sulla base dei requisiti di conoscenza e abilità assegnati a ciascun operatore: dal titolare/rappresentante legale, fino all’operatore base, passando per i livelli intermedi del direttore/responsabile servizi, del coordinatore servizi, del capo squadra e dell’operatore specializzato.

Il presidente UNI, Piero Torretta, ha così parlato della sicurezza:

La sicurezza è un tema sensibile. È un aspetto connaturato a ogni luogo e ogni momento della nostra vita. La prevenzione è il modo migliore per contenere i rischi e rassicurare le persone. Per questo serve professionalità e competenza delle organizzazioni e degli addetti a cui è affidato il compito della vigilanza.

Per quanto riguarda il documento UNI/PdR 54 sulla sicurezza complementare/sussidiaria, il presidente Torretta ha inoltre sottolineato che:

Tale documento offre una risposta a un aspetto di grande rilevanza sociale e conferma il ruolo della normazione volontaria e consensuale come strumento di integrazione della legislazione negli ambiti in cui la regolazione non è cogente.

In tal senso sarà possibile avere una mappatura più chiara delle attività e delle figure professionali nel settore sicurezza facendo sì che tutte le organizzazioni che svolgono tali servizi possano seguire le opportune regolamentazioni.

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Negli ultimi cinque anni il settore della sicurezza ha registrato un notevole incremento sia a livello nazionale che locale.

Tale miglioramento è emerso grazie ai dati della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi che ha rilevato come, in particolar modo nel Salernitano, dal 2014 al 2019 le imprese del settore sicurezza siano aumentate più del doppio rispetto alla media nazionale confermando un bisogno sempre maggiore di protezione da parte dei cittadini.

Il focus sulla sicurezza, tema centrale dell’ultimo periodo.

La testata giornalistica Il Mattino nell’edizione del 21 Luglio 2019 ha riportato nel dettaglio la ricerca effettuata dall’Ente Camerale.

Dall’articolo risulta evidente la richiesta crescente di tali servizi nell’aria di Salerno e provincia con un aumento cospicuo dell’imprese di sicurezza pronte ad offrire un’ampia scelta di servizi di protezione. Difatti, secondo i dati aggiornati al primo trimestre di quest’anno, nel salernitano sono state rilevate 133 imprese che localmente si sono occupate della tutela sia di cittadini privati, sia di aziende presenti sul territorio.

In Campania sono ben 792 le imprese di sicurezza, in aumento del 10,3% rispetto al 2014. Sistemi di allarme e vigilanza, porte blindate e casseforti, sono i dispositivi tecnici più richiesti con un incremento del 16,7% rispetto al 2014.

Le tecnologie, sempre più flessibili e smart, hanno migliorato i servizi di protezione offerti incentivando i cittadini a dotarsi di tali strumentazioni.

La Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi sottolinea un bisogno crescente di sicurezza.

L’Ente Camerale ha, difatti, attestato, attraverso dati su sistemi tecnici ed analisi dell’operato di professionisti specializzati, come sia fondamentale difendere e tutelare i privati e le imprese, favorendo una maggiore tranquillità nelle attività quotidiane.

Inoltre la ricerca ha potuto dimostrare come l’aumento delle imprese di sicurezza sia direttamente proporzionale alla richiesta di professionisti, le cui assunzioni, dal 2014 ad oggi, sono cresciute del 44,1%, che corrispondono a circa 312 operatori del settore regolarmente assunti.

La videosorveglianza, un efficace strumento in grado di aumentare la percezione di sicurezza dei cittadini e che può rappresentare un concreto supporto tecnologico in grado di catturare le immagini di un evento penalmente rilevante identificando i responsabili dei reati.

Nel tempo i sistemi di videosorveglianza, grazie agli ultimi sviluppi delle tecnologie hardware e software, hanno portato ad un incremento sia della sicurezza, sia della tutela della privacy dei singoli cittadini.

Il Garante della privacy ha emanato una serie di principi a tutela dei soggetti privati che si dotano di servizi di videosorveglianza:

  • Principio di liceità: la videosorveglianza deve avvenire nel rispetto, oltre che della disciplina in materia di protezione dei dati personali, di altre norme sull’installazione di apparecchi audiovisivi;
  • Principio di necessità: va escluso l’uso superfluo, eccessivo e ridondante delle apparecchiature;
  • Principio di proporzionalità: gli impianti di videosorveglianza possono essere installati solo quando altre misure sono state insufficienti o inattuabili.
  • Principio di finalità: gli scopi perseguiti devono essere determinati, espliciti e legittimi.

L’aumento della sicurezza percepita è dovuto in gran parte allo sviluppo di tecnologie.

Nel tempo le tecnologie hardware e software sono passate dall’essere tipicamente analogiche, limitate alla sola registrazione continuativa, a tecnologie digitali con la capacità di apprendere secondo metodi deduttivi e con una potenzialità di acquisizione dei dati intelligente.

Le innovazioni informatiche, sommate alle moderne tecnologie video, hanno quindi contribuito alla redazione di modelli predittivi che possono diventare un binomio vincente, un prezioso alleato nelle attività di osservazione e prevenzione.

Recenti statistiche confermano la necessità di dotarsi di sistemi di videosorveglianza.

La conferma è emersa dalle recenti statistiche che hanno dimostrato come le abitazioni prive di qualsiasi tipo di sicurezza sono soggette a furti fino a 2,7 volte in più rispetto ad abitazioni dotate di allarme o telecamere. Ciò a testimonianza del fatto che spesso solo la presenza di un sistema di sicurezza o di una telecamera è sufficiente a scoraggiare il malintenzionato.

Inoltre, le immagini registrate da un impianto di videosorveglianza hanno validità probatoria e possono essere utili nel testimoniare eventuali azioni criminose.

In definitiva, attraverso la videosorveglianza si possono raggiungere diversi obiettivi:

  • Monitoraggio di un’area con possibilità di avvisare in automatico la vigilanza.
  • Innalzamento della sensazione di sicurezza percepita.
  • Possibilità di un deterrente nei confronti di atti vandalici e criminosi.

L’Istituto di Vigilanza La Torre, nel pieno rispetto della privacy dei cittadini, ha ideato il sistema di allarme e video verifica UNICO in grado di garantire un intervento immediato rispettando e tutelando beni e persone da possibili aggressioni, furti o rapine.

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Il GDPR, regolamento europeo a garanzia della riservatezza dei dati, ha evidenziato importanti cambiamenti in materia di privacy a cui le imprese del settore sicurezza devono adeguarsi per non incorrere in importanti sanzioni.

La questione della privacy legata all’utilizzo delle video camera di sicurezza è un tema molto delicato oggetto di diverse discussioni in merito.

Il Garante per la protezione dei dati personali in accordo con le associazioni di Vigilanza Privata ha evidenziato i basilari adempimenti che le imprese del settore sicurezza devono mettere in atto per evitare di incorrere nelle sanzioni del GDPR, il Regolamento Europeo 2016/679, a garanzia della riservatezza dei dati.

Tali accordi prevedono alcuni punti salienti che gli istituti di vigilanza privata devono rispettare, estrapolati dal suddetto regolamento in materia di privacy:

  • Art. 30: predisporre Registri delle attività di trattamento, uno per il titolare e l’altro che segnali le attività effettuate dall’istituto come videosorveglianza, geo localizzazione etc.
  • Artt. 13 e successivi: Richiedere una raccolta del consenso ove previsto dalla legge.
  • Art. 28: Nominare i responsabili del trattamento, professionisti esterni a cui vengono assegnati incarichi in caso di esternalizzazione di servizi come avvocati, commercialista, consulenti del lavoro.
  • Art. 29: Individuare e predisporre istruzioni per i soggetti che agiscono sotto l’autorità del Titolare o del responsabile.
  • Artt. 37-38-39: Nominare un responsabile della protezione dei dati personali (DPO).
  • Art. 32: Prevedere modelli per la realizzazione di analisi dei rischi dei dati raccolti.
  • Art. 35: Fornire indicazioni sulle modalità di realizzazione della valutazione d’impatto privacy (anche prendendo in esame gli esiti di verifiche preliminari eseguiti da titolari che svolgono i medesimi trattamenti).

L’art. 32 specifica le misure di sicurezza da adottare in materia di videosorveglianza.

Tra i molteplici adeguamenti previsti l’art. 32 del GDPR specifica le misure di sicurezza da adottare in materia di videosorveglianza. Esso difatti prevede che i dati raccolti mediante sistemi di sorveglianza devono essere protetti con adeguate misure di sicurezza, riducendo al minimo i rischi di distruzione, di perdita, anche accidentale, di accesso non autorizzato, di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta, anche in relazione alla trasmissione delle immagini.

Inoltre tale articolo prevede che per apportare delle adeguate misure di sicurezza bisogna tener conto dello stato dell’arte (avanzamento tecnologico), dei costi di attuazione, della natura dell’oggetto, del contesto e delle finalità del trattamento dei dati, nonché del rischio di varia probabilità e gravità per i diritti e le libertà delle persone fisiche (porre in essere, quindi, un’analisi del rischio sui dati personali trattati). Il tutto per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio evitando la possibilità di ricorrere in importanti sanzioni.

La normativa europea è anche un’opportunità di miglioramento.

La normativa europea così delineata non solo può essere intensa come un adeguamento dovuto degli istituti di Vigilanza Privata, ma anche come un’opportunità di professionalizzazione e di responsabilità verso il quadro normativo generale.

In tal senso l’istituto di vigilanza La Torre ha da subito adeguato il codice di condotta alla suddetta normativa rispettandone pienamente i requisiti di privacy.

Difatti i sistemi di videosorveglianza offerti, sia a uso privato che pubblico, sono sottoposti a regole stringenti volte a tutelare la privacy di ogni singolo cittadino.

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L’attività di recupero crediti comprende tutti quegli interventi finalizzati ad ottenere il pagamento di una somma dovuta da un soggetto privato per un debito nei confronti di una impresa o di un altro soggetto. Tale attività deve essere svolta nel rispetto delle normative di legge vigente e dei codici di autoregolamentazione previsti.

Recentemente l’attività di recupero crediti è stata oggetto di discussione in Commissione Giustizia al Senato con un decreto di legge, il n. 755, a firma Lega che aprirebbe nuove frontiere per il recupero crediti permettendo all’avvocato del potenziale creditore di scoprire i beni e le disponibilità economiche del debitore senza dover aspettare il decreto ingiuntivo del giudice.

Il legale, infatti, potrebbe avere accesso alle banche dati pubbliche senza passare dal Tribunale.

Tale proposta di legge include una nuova modalità di intervento per limitare i lunghi tempi previsti per il recupero credito, come sottolineato nel testo introduttivo:

L’attuale sistema di realizzazione del credito risulta come noto farraginoso, poco funzionale, ma soprattutto non in linea con gli standard europei che impongono il principio dell’effettività degli strumenti di tutela processuale. Tale ritardo storico nella realizzazione delle pretese cre­ditorie non è stato risolto neanche dalla re­cente introduzione del processo civile tele­matico. Tutto ciò sta generando un clima di sfiducia negli operatori economici nazionali ed europei, con un impatto nefasto sul nostro sistema economico-produttivo.

La normativa vigente verrebbe così modificata.

Il primo articolo del decreto legislativo potrà consentire all’avvocato del creditore di intimare il pagamento entro 20 giorni, contro gli attuali 40 previsti dall’attuale normativa; in mancanza di opposizione si potrà procedere all’esecuzione formata.

Difatti, si legge nell’articolo 1:

È onere dell’avvocato che emette l’ingiunzione, a pena di responsabilità civile e disciplinare, verificare la sussistenza dei requisiti previsti dall’articolo 656-bis. Nel caso in cui l’avvocato ometta con dolo o colpa grave la puntuale verifica della sussistenza di tali requisiti, ne risponde disciplinarmente dinnanzi al competente ordine professionale e deve rimborsare le spese giudiziarie sostenute e i danni subiti dal soggetto erroneamente ingiunto.

La proposta di legge ha diversi pregi tra cui quello di accelerare i tempi del recupero crediti, evitando la richiesta del decreto ingiuntivo. Ma potrebbe generare anche evidenti rischi di privacy e situazioni critiche per chi, non consultando ad esempio nei 20 giorni previsti la propria posta certificata (PEC) con cui il creditore può inviare il sollecito, potrebbe perdere la possibilità di opporsi all’ingiunzione.

È fondamentale rivolgersi ad istititi specializzati in materia di recupero crediti.

In ogni caso, si consiglia di rivolgersi ad istituti specializzati in materia di recupero crediti, sia per evitare spiacevoli disguidi, sia per ottenere informazioni puntuali ed attendibili sui debitori e sulle regolamentazioni previste.

PSF Investigazioni è l’azienda di Giuliano Group specializzata nella fornitura di servizi investigativi di tutti i generi ed informazioni commerciali. L’organizzazione è formata da professionisti e detective esperti nel campo dell’investigazione privata ed aziendale ed opera nel pieno rispetto della legalità.

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