Il taser entrerà ufficialmente nel corredo delle forze dell’ordine. L’utilizzo della “pistola elettrica” nota anche come storditore elettrico o dissuasore elettrico che utilizza l’elettricità per paralizzare i movimenti del soggetto colpito facendone contrarre i muscoli, è stato ufficialmente approvato il 17 gennaio 2020 dal Consiglio dei Ministri con un decreto che va a modificare il regolamento che disciplina l’impiego della pistola a impulsi elettrici.

Il decreto del Presidente della Repubblica che porta anche la firma del Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese andrà a modificare il Regolamento del 1991 che stabilisce i “criteri per la determinazione dell’armamento in dotazione all’Amministrazione della pubblica sicurezza e al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia”.

La sperimentazione all’utilizzo del taser era partita nel settembre 2018 in dodici città italiane. Da Milano a Palermo, il periodo di addestramento e di prova di 70 agenti, concluso a giugno 2019, ha dato esito positivo, consentendo il passaggio alla fase successiva. Il suo uso dovrà sempre avvenire “nel rispetto delle necessarie cautele per la salute e l’incolumità pubblica” e secondo “principi di precauzione” condivisi con il Ministero della Salute.

L’utilizzo del taser dovrà seguire uno specifico Regolamento.

Le linee guida per l’utilizzo, predisposte dal Dipartimento della Pubblica sicurezza, affermano chiaramente che la distanza consigliata per un tiro efficace è dai 3 ai 7 metri ed inoltre stabiliscono che la pistola elettrica dovrà essere mostrata dall’agente senza impugnarla per far desistere il soggetto dalla condotta in atto. Solo se il tentativo fallisce si potrà sparare il colpo, ma occorre “considerare per quanto possibile il contesto dell’intervento e i rischi associati con la caduta della persona” dopo essere stata colpita. Bisogna inoltre tener conto della “visibile condizione di vulnerabilità” del soggetto e fare attenzione all’ambiente circostante per il rischio di incendi, esplosioni e scosse elettriche.

Fondare una realtà imprenditoriale di successo e far sì che mantenga elevati standard valoriali non è un obiettivo semplice da raggiungere. Per tali ragioni, Luigi Giuliano, CEO della Holding Giuliano Group, ha deciso di raccontare, tra successi ed esperienze professionali, la nascita e lo sviluppo del Gruppo Giuliano, il network di aziende che da oltre 40 anni offre servizi integrati di security su tutto il territorio nazionale.

Il coraggio di innovare e la costanza nel perseguire un sistema valoriale saldo ed immutabile hanno permesso di sviluppare ciò che ad oggi è Giuliano Group, un complesso sistema di Security e Business Continuity Management in grado di rispettare l’operato di ogni singolo membro del Gruppo.

Dott. Giuliano, Giuliano Group è una realtà imprenditoriale in continua espansione che conta ad oggi oltre 300 dipendenti. Quali sono le origini del Gruppo? Chi ne ha reso possibile la sua fondazione?

Le origini della nostra azienda risalgono al lontano 1973, allorquando il capostipite della famiglia, Edmondo Giuliano, ha fondato il suo primo Istituto di Vigilanza. Partendo da Brescia, Cremona e Bergamo fino ad approdare a Salerno e, dopo il primo cambio generazionale, su tutto il territorio regionale della Campania e della Basilicata. L’evoluzione tecnologica del mercato e la liberalizzazione di talune attività, come i servizi di reception e portierato, ci ha portati ad operare anche a livello nazionale per clienti di primaria importanza come Nestlè Italia SpA, Invitalia SpA, E.N.A.V. SpA, Poste Italiane SpA, SDA SpA, Roma Capitale, etc.  La crescita del Gruppo ha avuto soprattutto origini interne, dalla costituzione della “Ronda di Brescia”, alla “Sicurezza del Cittadino” per arrivare alla “MondialSud” di Salerno, dalla “Pegaso Srl Servizi Fiduciari” con il marchio “PSF Investigazioni”, fino all’acquisizione e unificazione del settore della vigilanza sotto  l’unico marchio “La Torre”. Ovviamente, il merito di tutto ciò è da attribuirsi al lavoro di squadra, attraversato da successi così come da fallimenti da cui ripartire, ma soprattutto alla volontà e caparbietà imprenditoriale di chi non si è mai arreso.

Notoriamente Giuliano Group ha tra i suoi punti di forza alcuni specifici valori di riferimento, radici sulle quali ogni attività del Gruppo prende vita. Attualmente quali sono, secondo la sua personale esperienza, le linee guida seguite dal Gruppo? Qual è la condotta aziendale che più contribuisce a definire gli standard operativi adottati?

Abbiamo adottato un codice etico che descrive e rinsalda la condotta manageriale e che costituisce una parte fondamentale dell’idea di business affidata alla proprietà e ad ogni membro del Gruppo. I comportamenti dell’organizzazione si ispirano a nove princìpi fondamentali: “la lealtà”, quale orientamento a mantenere la parola data; “la fiducia” negli altri e nelle loro intenzioni; “la responsabilità” a sentirsi incaricati per primi delle attività, delle soluzioni e dei risultati; “l’onestà” nell’agire con rettitudine; “la contribuzione” a partecipare con fattività e risultati; “l’utilità” nell’agire; “la dedizione” all’impegno; “la disciplina” e “la coerenza” nell’agire. Coerentemente ai valori di riferimento, abbiamo identificato anche alcuni comportamenti attesi, che rappresentano una esemplificazione delle linee guida operative. Nella nostra organizzazione, per esempio, tutti si attivano per aiutare e supportare qualsiasi collega in difficoltà ed ognuno si prende cura della crescita professionale personale e di tutti colleghi. Ogni membro dell’azienda è proteso a mantenere gli impegni presi e a rispettare pienamente gli accordi condivisi e tutti sono orientati a ricoprire il proprio incarico col massimo livello di impegno e disponibilità. Inoltre, tutti i membri dell’azienda operano per merito e le diversità di opinione sono utilizzate per una sintesi costruttiva a vantaggio del gruppo. Chiaramente l’azienda e l’intero management garantiscono e favoriscono il rispetto dei principi e dei comportamenti al fine di ottenere il totale raggiungimento della meta aziendale e la serenità e il raggiungimento degli obiettivi personali di tutti.

Parte integrante nella crescita del Gruppo Giuliano è il rapporto con suo fratello Giovanni. Quanto hanno contribuito i valori trasmessi dalla sua famiglia nella configurazione dell’organizzazione aziendale?

La cultura aziendale è costituita dall’insieme delle conoscenze, dei valori e delle nozioni acquisite dal gruppo nel tempo tramite l’esperienza. È quindi evidente che, anche il rapporto famigliare tra me e mio fratello, così come la nostra storia, ha contribuito a definire e identificare gli standard operativi nei confronti dell’esterno e dell’ambiente economico. Siamo una struttura che mette al centro della propria identità il fattore umano e il rispetto della persona ed è proprio sulla base di questo principio che abbiamo cercato di costruire tutte le nostre iniziative imprenditoriali.

Sicuramente sono molteplici gli avvenimenti importanti che si vivono all’interno di una realtà così ampia come quella di Giuliano Group. Può raccontarci un particolare aneddoto che ha contribuito all’evoluzione del Gruppo?

Per il nostro Gruppo l’evoluzione è stata un meccanismo lento ma costante, accompagnato da fatti di successo in termini di aspettative e risultati ma, ahimè, anche da fallimenti. Nella mia personale esperienza, sono stati proprio gli insuccessi che hanno maggiormente contribuito all’evoluzione del Gruppo, comportando, a volte, anche un vero e proprio cambiamento di rotta. Nella nostra storia ci sono state cessioni, acquisizioni e fusioni e, tra le tante, mi piace ricordare in particolare un evento che a parer mio mette in evidenza quanto, nel fare impresa, possano contare la caparbietà, la perseveranza e la volontà di non arrendersi neanche difronte agli eventi più traumatici. Come nella maggior parte delle storie imprenditoriali, c’è stato un momento traumatico e di particolare difficoltà anche per noi, peraltro in piena fase di assestamento societario per dare avvio alla creazione del Gruppo. Ebbene, poco prima che si aprisse questa fase, io e mio fratello avevamo avviato una trattativa per la compravendita di un’impresa, forti di una valutazione positiva, ma informale, da parte di un Istituto di Credito con cui lavoravamo da svariati anni. Ovviamente, non potevamo immaginare che potesse accadere l’imponderabile, difatti, a cavallo dell’assunzione dell’impegno economico derivante dall’acquisizione, veniva meno il sostegno dei soci cessionari e soprattutto dell’Istituto di Credito a cui ci eravamo sempre affidati. Bene, per non tirarla per le lunghe, ci abbiamo creduto a tal punto da rischiare tutto quanto avevamo costruito fino a quel momento e, anziché tirarci indietro per limitare al minimo il danno, siamo andati avanti fino in fondo. Il tempo ci ha dato ragione.

Dal 1973 (anno di fondazione del Gruppo) ad oggi, la ricerca e lo sviluppo di innovativi sistemi di gestione sono stati i punti saldi dell’organizzazione. Come vede Giuliano Group nel prossimo futuro? Quali sono gli obiettivi specifici che intende perseguire nell’anno in corso?

Noi riteniamo che un’organizzazione vincente debba mettere al centro dei propri obiettivi la soddisfazione del cliente, quale parametro di misurazione dei risultati e primo sponsor del proprio successo. Quindi, il bisogno di sicurezza del cliente è per noi centrale e comprenderne l’evoluzione è la prima causa del nostro processo di innovazione. Sulla scia di questo principio continuiamo la nostra crescita organica e professionale. Inoltre, puntiamo anche ad una crescita per linee esterne, ossia all’acquisizione per incorporazione di piccole o medie realtà operanti nel medesimo settore di attività, con un duplice beneficio: accrescere il volume d’affari e l’EBITDA; e con l’obiettivo di offrire ai clienti una gamma di servizi in ambito sicurezza il più completa possibile.

Secondo una recente indagine dell’Istituto di ricerca Nextplora su di un campione rappresentativo della popolazione svoltasi a dicembre 2019, nel periodo natalizio ed in genere nelle festività in cui si prevedono lunghi periodi di assenza, cresce la paura di subire un furto nel proprio appartamento.

Dal sondaggio emerge, infatti, che le feste natalizie sono per il 35% degli intervistati uno dei momenti in cui si teme di più che i ladri possano introdursi in casa. Tra essi il 49% teme un’intrusione notturna ed il 16% teme che avvenga di giorno, indipendentemente dal fatto che ci sia qualcuno in casa o meno.

Le risposte degli intervistati hanno fatto emergere anche i motivi principali che più spaventano gli italiani nel momento in cui sono a rischio di furto o rapina nella propria casa. Il 47% degli italiani ha paura di subire un’aggressione, il 20% teme il danno economico derivante dalla perdita di preziosi e il 18% ha paura di possibili atti vandalici.

Dall’indagine emerge che la facilità che i malviventi hanno nel reperire informazioni sui malcapitati all’interno dei social network, incrementi la possibilità di subire un furto.

Per tali ragioni, soprattutto se si prevede una lunga assenza, occorre fare un uso accorto e consapevole di queste piattaforme, evitando di condividere, specie pubblicamente, troppe informazioni su di sé.

Sistemi di allarme e soluzioni fai da te aiutano a sentirsi più sicuri.

L’installazione di un sistema d’allarme è la soluzione adottata maggiormente per contrastare il timore di subire un furto, con il 31% degli italiani che decide di affidarsi ai dispositivi di sicurezza presenti sul mercato.

Non manca chi decide di adottare soluzioni “fai da te”, come ad esempio lasciare la luce accesa in casa quando si è via o chiedere al vicino di controllare la propria abitazione. Per mettere in sicurezza la propria casa è, tuttavia, preferibile affidarsi sempre ad un esperto che, dopo un adeguato sopralluogo, possa suggerire il miglior sistema di allarme ed anti intrusione da implementare.

L’autodifesa è un argomento di principale importanza nell’ambito della Vigilanza Privata che coinvolge in particolar modo chi svolge sul campo costanti controlli per tutelare la comunità, come previsto dall’articolo 133 del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza:

Gli enti pubblici, gli altri enti collettivi e i privati possono destinare guardie particolari alla vigilanza o custodia delle loro proprietà mobiliari od immobiliari. […].

Ciò significa che le Guardie particolari Giurate hanno la necessità operativa di intervenire nel limitare o bloccare azioni criminose.

A tal proposito, per quanto riguarda azioni che possono ledere la propria sicurezza, la legge prevede che tale tipologia di intervento debba essere effettuata senza mettere in grave pericolo l’operatore e la persona su cui si interviene.

Difatti secondo gli articoli 51, 52 e 54 del Codice Penale, le guardie giurate possono intervenire efficacemente e in maniera giuridicamente accettabile, senza dover ricorrere alla chiamata delle forze di polizia, nel momento in cui l’operatore di sicurezza abbia la possibilità di contrastare l’atto criminoso con il supporto del suo Istituto di Vigilanza.

La possibilità di intervento delle Guardie particolari Giurate.

Le guardie giurate hanno pertanto l’obbligo di vigilare in maniera responsabile su di un luogo, una persona, una cosa, preservandoli da eventuali pericoli.

In materia di autodifesa, nel momento in cui si presentasse la necessità di proteggersi e di proteggere uno specifico luogo, possono quindi reagire esclusivamente per difesa legittima, come sottoscritto dall’articolo 52 del Codice Penale:

Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa. […].

Ad esempio, per allontanare una persona che non ha diritto a permanere nel luogo vigilato, la guardia giurata avrà l’obbligo in primis di tentare di persuadere il cittadino ad uscire. In un secondo momento, solo quando questa attività risulterà assolutamente impossibile, potrà trasportare al di fuori del luogo vigilato la suddetta persona, nella piena correttezza operativa.

In tal senso l’autodifesa è quindi permessa ma sempre nel pieno rispetto della professionalità e dell’abilità nell’utilizzo delle tecniche e delle norme previste per legge. L’etica professionale dovrà pertanto essere alla base dell’intervento, sempre motivato da un reale atto criminoso.

In ottica di interventi in totale sicurezza, l’Istituto di Vigilanza La Torre grazie al collegamento diretto con la Centrale Operativa Avanzata presidiata 24h su 24, ha la possibilità di tutelare tutte le persone coinvolte, limitando al massimo i possibili rischi.

www.vigilanzalatorre.it

Il riconoscimento facciale è una tecnica di intelligenza artificiale utilizzata in campo biometrico che consente di verificare l’identità di una persona a partire da un’immagine che la ritrae. È sempre più diffusa nel settore della security, ad esempio basti pensare al riconoscimento facciale utilizzato dalle telecamere intelligenti in grado di identificare qualsiasi soggetto.

Esistono diverse tipologie di identificazione facciale. Tali tecnologie sottostanno a due diversi tipi di riconoscimento: tramite il confronto delle distanze tra le pupille, la grandezza del naso, delle labbra e altre misure della faccia; oppure attraverso lo studio di come i pixel si raggruppano per formare i vari elementi del viso in modo da paragonarli con altre immagini presenti in database.

Riconoscimento facciale e tutela della Privacy.

Ma il riconoscimento facciale se da un lato può incrementare il livello di sicurezza dei privati cittadini, dall’altro può generare una spiacevole sensazione di intrusione della propria privacy.

Difatti, da un recente software sviluppato dall’Università di Standford si è potuto individuare l’orientamento sessuale dei soggetti studiati partendo dai dati somatici delle persone con una precisione del 74% nelle donne e dell’81% negli uomini. Ciò sottolinea come il riconoscimento facciale possa essere anche utilizzato per recepire informazioni personali non volutamente comunicate.

A tal proposito, la disciplina legislativa europea GDPR in materia di privacy pone limiti alla raccolta di dati biometrici. Essa prevede che per i trattamenti relativi ai dati biometrici e genetici sia sempre necessario il consenso dei soggetti riconosciuti, salvo diversa disposizione della legge nazionale che potrebbe disporre altrimenti per motivi di rilevante interesse pubblico, sanitario o di ricerca scientifica, storica, archivistica o statistica.

In Italia il tema dei sistemi di videosorveglianza che prevedano l’utilizzo del riconoscimento facciale è di grande attualità. Ciò è dovuto al nuovo software della Polizia Scientifica S.A.R.I. (acronimo di Sistema Automatico di Riconoscimento delle Immagini), software di riconoscimento delle immagini basato proprio su tecnologie di riconoscimento facciale, adottato con provvedimento del 26 luglio 2018 e che ha suscitato un acceso dibattito sul tema dell’archiviazione di tali immagini all’interno di specifici database.

È fondamentale adottare un’etica digitale di riferimento.

Importante è quindi l’adozione di un’etica digitale di riferimento in grado di regolare la condotta digitale di chiunque gestisca questa tipologia di dati sensibili, al fine di garantire un’effettiva protezione di chi ne usufruisce.

La direttiva europea PSD2 (2015/2366/UE) ha introdotto il tema dell’autenticazione forte del cliente, in inglese “Strong Customer Authentication o semplicemente SCA.

PSD2, dall’acronimo “Payment Legislative Package”, ha l’obiettivo di accrescere e diffondere la fiducia nell’impiego dello strumento di pagamento elettronico. Difatti, la Strong Customer Authentication impone che tutte le operazioni di pagamento elettronico, e alcune altre operazioni a distanza che comportino un rischio di frode, vengano confermate e autorizzate combinando due o più fattori di autenticazione, indipendenti tra loro in modo da non comprometterne l’affidabilità.

Gli obiettivi dell’Autenticazione Forte.

L’Autenticazione Forte è pensata per permettere di identificare e autenticare in maniera univoca il cliente e la tipologia di operazione che deve effettuare. Il servizio deve permettere di ridurre i rischi di frode legati all’accesso degli utenti ai propri conti online e deve proteggere gli utenti stessi nella fase di esecuzione di operazioni di pagamento.

In Italia il decreto legislativo n. 218/2017 ha portato all’attuazione delle disposizioni previste dalla nuova normativa europea, essenziale adeguamento nel mercato degli acquisti online in continuo divenire.

Difatti secondo le analisi dell’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano gli acquisti online hanno superato nel 2018 i 27,4 miliardi di euro e sono cresciuti del 16% rispetto all’anno precedente. Ciò significa che vi sono oltre 2 miliardi di persone che acquistano beni e servizi online e che possono essere incorrere nel rischio di transazioni fraudolente.

In aumento le transazioni fraudolente.

Secondo recenti statistiche le transazioni fraudolente hanno raggiunto 1,8 miliardi e, in termini percentuali, hanno rappresentato lo 0.041% del valore totale delle transazioni.

Il 73% delle frodi è avvenuto su una tipologia di pagamento denominato “da remoto”, online o al telefono, in cui la carta non viene fisicamente inserita o avvicinata al lettore al momento del pagamento.

In questo tipo di transazione il rischio di frode è molto più alto e l’utilizzo dell’autentificazione forte del cliente potrebbe portare degli evidenti benefici sia in termini di sicurezza sia in termini di privacy.  Il mercato sta sviluppando proprio per questa modalità, una moltitudine di soluzioni anti-frode (protocollo 3-D Secure, risk-based authentication), con un obiettivo univoco: amplificare la percezione di protezione degli utenti online, incrementando di conseguenza anche la sicurezza dei pagamenti digitali.

Dall’ultimo rapporto OSiVid, l’Osservatorio sulla Sicurezza e la Videosorveglianza, emergono importanti dati per quanto riguarda i furti e le rapine ai danni di attività commerciali. L’analisi ha difatti sottolineato come tali fenomeni siano in aumento, soprattutto per quanto riguarda alcuni settori del retail.

La ricerca ha portato alla luce un dato particolarmente interessante.

In tutto il contesto nazionale si registra in media un furto ogni 6 minuti, ovvero 10 ogni ora e 246 al giorno. Tra le regioni italiane più a rischio il Centro ed il Nordest mantengono il primato, con un incremento rispettivamente del 191,59% e 182,82% dal 2004 al 2015. Ai primi posti tra le categorie più colpite sono presenti i distributori di carburante, le farmacie e gli esercizi pubblici quali bar e ristoranti, a seguire le gioiellerie e le tabaccherie.

Il rapporto “Retail Security in Europe Going beyond Shrinkage” svela nuovi dettagli.

Il rapporto “Retail Security in Europe Going beyond Shrinkage” condotto da Crime&tech, spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Transcrime nel 2019, ha difatti stimato come l’ammontare dei furti subiti comporti una perdita complessiva annua di circa 49 miliardi di euro, pari al 2,05% del fatturato annuale del settore retail. La perdita è stata calcolata come somma del valore delle differenze inventariali (1,44% del fatturato) e delle spese relative alla sicurezza (0,61%).

Lo studio, che raccoglie i feedback di retailer di 11 Paesi (Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Russia, Spagna, Svezia e Regno Unito), rivela che, se confrontate con il fatturato totale delle aziende, le perdite totali relative alle differenze inventariali rappresenterebbero il quarto maggior retailer per dimensione in Europa.

Quali sono le contromisure più adottate dai proprietari delle attività commerciali?

Le contromisure più adottate dai proprietari delle attività commerciali includono principalmente l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza (utilizzata dall’80% dei rispondenti), tecnologie EAS (ossia i tag o etichette elettroniche) e sistemi di allarme gestiti da terzi (70%), mentre oltre il 25% dei rispondenti combina sistemi EAS e videosorveglianza per una protezione più efficace.

Purtroppo in molti casi i malfattori restano impunti, ciò può dipendere da molteplici fattori tra cui l’impossibilità di risalire all’identità dei malviventi o il verificarsi del furto dell’hard disk sul quale si trovano le registrazioni dell’impianto di videosorveglianza.

L’Istituto di Vigilanza La Torre offre una ampia gamma di servizi di vigilanza e security in grado di rispondere efficacemente alle esigenze delle strutture sia pubbliche che private. Il servizio di vigilanza e pronto intervento 24h su 24, ha proprio l’obiettivo di scoraggiare qualsiasi azione criminosa, allontanando prontamente i malintenzionati.

 

I social network, luoghi digitali in cui innumerevoli utenti condividono liberamente le loro informazioni, un ambiente di scambio, di relazione, ma anche uno strumento utile per reperire molteplici informazioni, estremamente utili per rivelare gli spostamenti di ignari internauti sempre pronti a condividere, soprattutto nei periodi di vacanza, il luogo di villeggiatura in cui si trovano, andando effettivamente a geolocalizzarsi.

I comportamenti più frequenti degli utenti online emergono da una recente indagine. 

Gli utenti maggiormente predisposti a rappresentare esche appetibili purtroppo sono, di solito, i più giovani, la cui passione per la condivisione di contenuti sul web ha la meglio persino sulla sicurezza propria e delle cose a cui tengono, a partire dalla casa. È quanto emerge da una ricerca effettuata su 4.000 ragazzi tra gli 11 e i 25 anni da Skuola.net.

Dai dati emerge che più di due intervistati su tre, il 67% del totale, pensa che ci sia un legame stretto tra i furti in casa e l’eccessiva visibilità online; il 9% afferma il contrario, non vedendo un collegamento tra le due cose; il 24%, invece, pensa che, quando accade, si tratti solo di un caso.

Difatti la protezione della propria privacy online è ben lontana dall’apparire una priorità: oltre la metà, il 57% degli utenti intervistanti, si geolocalizza una volta giunto in un luogo di villeggiatura di cui: il 44% molto spesso ed il 13% sempre e comunque. Una quota simile, con una percentuale pari al 52%, pubblica un racconto sui social network della villeggiatura in corso di cui il 3% posta ogni dettaglio delle sue giornate (con foto, video, commenti), ed un 49% seleziona i momenti che ritiene più importanti.

È importante adottare misure di sicurezza preventive.

Ma i contenuti pubblicati sui social network possono essere gestiti in un’ottica di tutela della propria privacy evitando che malintenzionati possano venire a conoscenza delle nostre abitudini quotidiane. Il 21% degli utenti intervistati tende a tenere il più possibile “chiuso” l’accesso alle proprie pagine. Un dato confortante, ma ben lontano dal 40% degli utenti che ammette di avere ancora profili social “aperti”, quindi di pubblico accesso a chiunque voglia reperire informazioni personali.

Il 10 ottobre 2019 si è tenuto a Roma il Summit europeo del CoESS – Confederation of European Security Services, in collaborazione con FederSicurezza (Federazione del Settore della Vigilanza e Sicurezza Privata), quest’anno giunto al suo trentesimo anniversario.

Esperti e manager di sicurezza privata e rappresentanti delle forze dell’ordine europee si sono riuniti per discutere dei vantaggi dei partenariati pubblico-privato in tema di difesa e sicurezza, condividere le migliori pratiche di cooperazione internazionali e fornire approfondimenti su nuove forme di servizi ai cittadini e modelli di business.

Tantissimi gli interventi di personaggi di rilievo.

L’evento ha permesso l’incontro di personalità di altissimo profilo istituzionale e tecnico in grado offrire nuovi spunti di riflessione partendo dalle esperienze vincenti degli stakeholder del settore a livello europeo e mondiale.

Hans Das, capo Unità Counterterrorism della DG Home Affairs presso la Commissione Europea; Michèle Coninsx, Executive Director del Counter-Terrorism Executive Directorate (CTED) presso le Nazioni Unite; Yvan De Mesmaeker, Segretario Generale dell’European Corporate Security Association (ECSA); come pure Ard van der Steur, Presidente della Private Security Association Nederlandse Veiligheid ed ex Ministro olandese dell’Interno e della Giustizia, sono solo alcuni personaggi noti che hanno partecipato attivamente al Summit.

Il vertice europeo annuale sulla sicurezza ha riunito 23 associazioni di 18 Stati membri UE, con 45.000 società di sicurezza private, 2 milioni di vigilantes e un fatturato annuo in Europa di oltre 40 miliardi di euro.

La sicurezza al centro del dibattito internazionale.

Gli argomenti trattati sono stati molteplici: come migliorare la cooperazione tra polizie e sicurezza privata, la creazione di nuovi servizi di sicurezza per la società, ma anche protezione dei big data, IT e cybersecurity nell’ambito di collaborazione tra i governi e le società di sicurezza privata.

Ma gli eventi dedicati alla filiera della sicurezza non finiscono qui.

Dal 13 al 15 novembre prossimi è attesa Sicurezza 2019, la manifestazione di Fiera Milano-Rho dedicata al settore security. L’evento è un’occasione per cogliere all’interno di un mercato in continua evoluzione le nuove opportunità del mondo sicurezza in cui digitalizzazione e cyber security saranno i temi centrali dell’evento.

 

Il Rapporto Italia 2019 elaborato dall’Istituto di Ricerca Eurispes, giunto alla sua trentunesima edizione, è diventato, nel tempo, un apprezzato punto di riferimento per comprendere l’attualità politica, economica e sociale del nostro Paese.

Tra le tematiche oggetto dell’indagine merita particolare attenzione  la sensazione di sicurezza percepita dagli italiani.

I risultati dell’indagine hanno evidenziato che la minaccia più sentita dai cittadini è rappresentata dai furti nelle abitazioni, che interessano il 25,4% degli intervistati.

Ciò dimostra come nel corso degli anni sia cambiata la tipologia di timore percepito. Difatti, si ha molta più paura di subire intrusioni nella propria abitazione che delle truffe, in prima posizione nelle classifiche degli anni precedenti.

Le città considerate “poco sicure” sono in aumento.

Le città considerate “poco sicure” per un italiano su tre sono ubicate principalmente a Nordovest con una percentuale del 42,7%.  Al Centro e al Sud più della metà degli intervistati si divide tra “abbastanza sicuri” (rispettivamente 40,5% e 45%) e “molto sicuri” (10,7 % e 8,8%); nelle isole la percezione di sicurezza è molto alta con un risultato del 59,2%.

Ma la paura di subire furti nella propria abitazione non è l’unica preoccupazione degli italiani. Dal Rapporto Italia 2019 anche la paura delle aggressioni fisiche ha subito un notevole aumento con il 20,8%, in netta crescita rispetto sia al 2009 sia al 2017.

Numeri più contenuti ed in calo riguardano, invece, le paure per altre tipologie di crimini: rapine (9,9%), furti di veicoli (9,6%), truffe (8%), scippi/borseggi (7,6%), violenze sessuali (5,8%) e furto di dati personali su Internet (4,5%).

Le paure degli italiani cambiano in base all’età degli intervistati.

Per quanto riguarda i furti in abitazione ad aver più paura sono gli over 65 (30,1%), mentre i giovanissimi (tra i 18 e i 24 anni) temono soprattutto l’aggressione fisica (25%) e attribuiscono alla violenza sessuale lo stesso grado di rischio del furto in abitazione (15%).

Prevenire un furto nella propria abitazione è ciò che spinge molteplici cittadini a dotarsi di adeguati sistemi di allarme affidandosi all’esperienza degli Istituti di Vigilanza privata.

Tra questi l’Istituto di Vigilanza La Torre che grazie alla sua Centrale Operativa attiva 24h su 24, 365 giorni l’anno, è in grado di assicurare un pronto intervento immediato in caso di necessità, scoraggiando possibili malintenzionati.

Consulta il Rapporto Italia 2019.