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L’autodifesa è un argomento di principale importanza nell’ambito della Vigilanza Privata che coinvolge in particolar modo chi svolge sul campo costanti controlli per tutelare la comunità, come previsto dall’articolo 133 del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza:

Gli enti pubblici, gli altri enti collettivi e i privati possono destinare guardie particolari alla vigilanza o custodia delle loro proprietà mobiliari od immobiliari. […].

Ciò significa che le Guardie particolari Giurate hanno la necessità operativa di intervenire nel limitare o bloccare azioni criminose.

A tal proposito, per quanto riguarda azioni che possono ledere la propria sicurezza, la legge prevede che tale tipologia di intervento debba essere effettuata senza mettere in grave pericolo l’operatore e la persona su cui si interviene.

Difatti secondo gli articoli 51, 52 e 54 del Codice Penale, le guardie giurate possono intervenire efficacemente e in maniera giuridicamente accettabile, senza dover ricorrere alla chiamata delle forze di polizia, nel momento in cui l’operatore di sicurezza abbia la possibilità di contrastare l’atto criminoso con il supporto del suo Istituto di Vigilanza.

La possibilità di intervento delle Guardie particolari Giurate.

Le guardie giurate hanno pertanto l’obbligo di vigilare in maniera responsabile su di un luogo, una persona, una cosa, preservandoli da eventuali pericoli.

In materia di autodifesa, nel momento in cui si presentasse la necessità di proteggersi e di proteggere uno specifico luogo, possono quindi reagire esclusivamente per difesa legittima, come sottoscritto dall’articolo 52 del Codice Penale:

Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa. […].

Ad esempio, per allontanare una persona che non ha diritto a permanere nel luogo vigilato, la guardia giurata avrà l’obbligo in primis di tentare di persuadere il cittadino ad uscire. In un secondo momento, solo quando questa attività risulterà assolutamente impossibile, potrà trasportare al di fuori del luogo vigilato la suddetta persona, nella piena correttezza operativa.

In tal senso l’autodifesa è quindi permessa ma sempre nel pieno rispetto della professionalità e dell’abilità nell’utilizzo delle tecniche e delle norme previste per legge. L’etica professionale dovrà pertanto essere alla base dell’intervento, sempre motivato da un reale atto criminoso.

In ottica di interventi in totale sicurezza, l’Istituto di Vigilanza La Torre grazie al collegamento diretto con la Centrale Operativa Avanzata presidiata 24h su 24, ha la possibilità di tutelare tutte le persone coinvolte, limitando al massimo i possibili rischi.

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Un nuovo protocollo di intesa per codificare le regole per vendere un divertimento più sano, in cui maggiori controlli possono aumentare la sicurezza nelle discoteche e prevenire l’abuso di alcol, è ciò che è stato siglato lo scorso 12 luglio al Viminale dall’ex ministro dell’Interno e dai rappresentanti delle associazioni dei locali da ballo e di pubblico intrattenimento.

Franco Cecconi, Presidente AISS (Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria), ha così commentato la nuova bozza di protocollo:

Il ruolo degli operatori degli addetti alla sicurezza sarà sicuramente fondamentale per definire linee guida di sicurezza più stringenti per i gestori dei locali.

Il problema principale è l’abusivismo.

In tal senso, per quanto riguarda il ruolo della sicurezza nei locali, il problema principale è rappresentato dal fenomeno dell’abusivismo in cui sarebbero necessari maggiori controlli al fine di evitare che operatori privi di alcun titolo autorizzativo si sostituiscano a professionisti formati ad hoc e in possesso di apposita licenza.

Già lo scorso aprile la circolare del Capo della Polizia Gabrielli sull’indebita commistione tra servizi di portierato e vigilanza privata aveva sottolineato l’urgenza nel trovare una soluzione in merito.

Le soluzioni di sicurezza sono molteplici.

Alla luce di ciò Franco Cecconi, Presidente AISS, ha divulgato diverse proposte per limitare il fenomeno.

L’ installazione obbligatoria di sistemi di telecamere a circuito chiuso, sia fuori che dentro ai locali; la possibilità di effettuare il pat down, anche con l’ausilio di metal detector manuali; un numero congruo di operatori in servizio; una diversa figura giuridica per gli operatori (ovvero, la qualifica di incaricato di pubblico servizio come per gli steward dello stadio); sono solo alcune possibili regole di intervento con cui sarebbe possibile limitare l’abusivismo di tale settore, migliorando allo stesso tempo la sicurezza dei privati cittadini, costantemente protetti da istituti di vigilanza qualificati.

Molti comuni italiani in occasione della stagione estiva 2019 hanno aderito al Protocollo d’Intesa “Spiagge sicure – Estate 2019”, per la cui applicazione è stata essenziale la collaborazione dei molteplici istituti di vigilanza dislocati sul territorio nazionale.

Tale protocollo prevede l’erogazione da parte del Ministero dell’Interno di un finanziamento di 4,2 milioni di euro da ripartire in 100 comuni.

Il Fondo per la sicurezza urbana è stato istituito dall’art. 35-quater del decreto-legge 4 ottobre 2018, n.113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n.132. Gabinetto del Ministro 2 Modulario Interno – 5 Mod. 5 G.

L’obiettivo è quello di rendere più sicuri i litorali

La prevenzione dei furti, il contrasto di fenomeni quali il teppismo ed il vandalismo in particolare nelle ore notturne, il monitoraggio del territorio per limitare il commercio abusivo e la vendita di prodotti contraffatti sui litorali sono i punti cardine dell’iniziativa.

L’intento principale del progetto è quindi attuare una strategia di miglioramento atta a tutelare i territori comunali che annualmente affrontano un maggiore afflusso turistico durante il periodo estivo garantendo la sicurezza anche delle zone più isolate.

Il progetto prevede l’inserimento di nuove figure professionali

Ai comuni viene data la possibilità di avvalersi del servizio di vigilanza privata per assicurare un maggiore controllo delle spiagge e degli stabilimenti balneari. Inoltre, le assunzioni previste interessano anche gli organi di Polizia locale.

La risposta degli enti pubblici è stata positiva. I comuni sono stati selezionati sulla base dei dati forniti dall’Istat relativi alle presenze nel 2017 di turisti nelle strutture ricettive, tenendo conto di una superficie abitativa al di sotto dei 50mila abitanti.

Ad oggi complessivamente i comuni costieri che hanno aderito all’iniziativa per l’edizione 2019 sono stati: 27 al Nord, 26 al Centro e 47 al Sud e nelle Isole.

Il bilancio del Progetto nel 2018

Nell’anno 2018 il bilancio dell’iniziativa era stato brillante: 184 assunzioni a tempo determinato di agenti di Polizia Locale, 17.168 ore di lavoro straordinario pagate, 145mila euro investiti per acquistare mezzi e attrezzature.

Sforzi che avevano dato dei frutti: contestati 3.313 illeciti amministrativi e penali, sequestri di 341mila prodotti per oltre 2,7 milioni di euro.

Per l’anno 2019 il primo bilancio effettuato il 30 giugno ha evidenziato come siano state assunte già 205 unità a tempo determinato con 1.821 ore di straordinario svolte dalla polizia locale con l’obiettivo di rafforzare i servizi di controllo e protezione.

Primo Report Spiagge Sicure – Estate 2019

Negli ultimi cinque anni il settore della sicurezza ha registrato un notevole incremento sia a livello nazionale che locale.

Tale miglioramento è emerso grazie ai dati della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi che ha rilevato come, in particolar modo nel Salernitano, dal 2014 al 2019 le imprese del settore sicurezza siano aumentate più del doppio rispetto alla media nazionale confermando un bisogno sempre maggiore di protezione da parte dei cittadini.

Il focus sulla sicurezza, tema centrale dell’ultimo periodo.

La testata giornalistica Il Mattino nell’edizione del 21 Luglio 2019 ha riportato nel dettaglio la ricerca effettuata dall’Ente Camerale.

Dall’articolo risulta evidente la richiesta crescente di tali servizi nell’aria di Salerno e provincia con un aumento cospicuo dell’imprese di sicurezza pronte ad offrire un’ampia scelta di servizi di protezione. Difatti, secondo i dati aggiornati al primo trimestre di quest’anno, nel salernitano sono state rilevate 133 imprese che localmente si sono occupate della tutela sia di cittadini privati, sia di aziende presenti sul territorio.

In Campania sono ben 792 le imprese di sicurezza, in aumento del 10,3% rispetto al 2014. Sistemi di allarme e vigilanza, porte blindate e casseforti, sono i dispositivi tecnici più richiesti con un incremento del 16,7% rispetto al 2014.

Le tecnologie, sempre più flessibili e smart, hanno migliorato i servizi di protezione offerti incentivando i cittadini a dotarsi di tali strumentazioni.

La Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi sottolinea un bisogno crescente di sicurezza.

L’Ente Camerale ha, difatti, attestato, attraverso dati su sistemi tecnici ed analisi dell’operato di professionisti specializzati, come sia fondamentale difendere e tutelare i privati e le imprese, favorendo una maggiore tranquillità nelle attività quotidiane.

Inoltre la ricerca ha potuto dimostrare come l’aumento delle imprese di sicurezza sia direttamente proporzionale alla richiesta di professionisti, le cui assunzioni, dal 2014 ad oggi, sono cresciute del 44,1%, che corrispondono a circa 312 operatori del settore regolarmente assunti.

La linea di confine tra le attività a carico delle guardie particolari giurate e quelle svolte dai servizi di portierato è un tema molto delicato che suscita spesso incomprensioni.

La necessità di regolamentare i ruoli svolti dalle guardie particolari giurate e dai servizi di portierato è stato un argomento prioritario discusso nella circolare anti-abusivismo diffusa il 24 aprile scorso dal Ministero dell’Interno, in vece al Capo della Polizia Franco Gabrielli, recante l’oggetto: “Servizi di vigilanza e custodia del patrimonio altrui riservati agli Istituti di Vigilanza Privata e servizi di portierato – Contrasto dei fenomeni di abusivo esercizio delle attività di Vigilanza Privata”.

L’obiettivo di tale comunicazione ha sottolineato l’esigenza di contrastare il fenomeno dell’abusivismo e dell’uso improprio di alcune figure professionali a discapito di altre. Un comportamento che reca un serio danno non solo agli Istituti di Vigilanza privata ma anche più in generale a tutta la sicurezza, non tutelata dalle giuste figure professionali.

In particolar modo la circolare è volta a tutelare il settore della vigilanza privata da appalti poco chiari e da operatori privi di titoli di polizia che, nel tempo, hanno usurpato servizi che la legge pone in capo agli istituti di vigilanza privata.

La circolare riprende la normativa in materia TULPS (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza).

Tale normativa statuisce che l’esercizio di attività di vigilanza privata da parte di soggetti non autorizzati configura la fattispecie di abusiva erogazione dei servizi riservati agli Istituti di Vigilanza ed alle GPG, punibile con l’ex art. 140.

Nello specifico, la circolare recentemente diffusa dichiara come attività imputabile al ruolo di guardia giurata “l’intervento diretto e attivo a favore della proprietà altrui nel caso di eventuali aggressioni, di cooperazione con le Autorità, gli ufficiali e gli agenti di polizia”. Queste attività ricadono nella definizione di “esigenze di sicurezza speciali”, descritte dagli articoli 256-bis, comma 2, R.D. n. 635/1940 e 133-134 del TULPS. Per il servizio di portierato invece si intende “una guardiania passiva del bene, senza che in capo all’operatore siano previsti obblighi di difesa del bene stesso”.

Da ciò si evince che particolari servizi definiti di “sicurezza speciali” non possono essere effettuati da parte di personale sprovvisto di qualifica di guardia particolare giurata, delineando così una specifica distinzione tra i servizi che richiedono l’utilizzo “esclusivo” delle guardie giurate e differenti servizi di sicurezza che possono essere invece svolti da differenti figure professionali.

Nel momento in cui tali limiti di azione non vengono rispettati avviene il reato di abusivismo, punibile anche penalmente.

La circolare ha apportato una specifica novità essenziale per tutelare il settore della sicurezza.

Un nuovo piano d’azione per difendere il perimetro dei servizi esclusivi della vigilanza privata dalle indebite incursioni del portierato. Tale piano d’intervento prevede la strutturazione e l’attuazione di due tipologie di attività differenti:

  1. Attività di corretta informazione ed educazione da parte delle Prefetture nei confronti di soggetti pubblici e privati che si avvalgono dei servizi di vigilanza privata e portierato;
  2. Procedure di controllo ad alto impatto su scala nazionale per arginare al massimo gli abusivismi.

La diffusione di tale comunicazione ha suscitato molteplici adesioni sia da parte di associazioni di tutela sia da parte degli istituti di vigilanza privata che hanno avvalorato tale circolare sottolineandone l’importanza.

Un esempio tra tutti: L’Istituto di Vigilanza privata La Torre che svolge costantemente azioni di sicurezza volte a tutelare le imprese e i privati cittadini esercitando specifiche attività che richiedono l’utilizzo esclusivo delle guardie particolari giurate.

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Il 12 marzo 2019 è stata emanata la Circolare 557/PAS/U/003891/10089 a firma del Capo della Polizia Gabrielli, che ha mostrato come su 580 società autorizzate ad operare nella vigilanza privata, 120 non si siano ancora adeguate agli obblighi di certificazione.

La normativa in oggetto riprende il D.M n. 115 del 4 giugno 2014 che comportò l’adozione di una certificazione obbligatoria di conformità per gli istituti di vigilanza privata attivi in Italia.

Tali istituti venivano quindi obbligati a sottoporre i propri impianti, servizi e professionisti alla valutazione da parte di un organismo di certificazione indipendente.

L’emanazione del decreto aveva l’obiettivo di sollecitare le aziende operanti nel settore della vigilanza privata ad ottenere la certificazione in merito alla qualità dei servizi di vigilanza, telesorveglianza, custodia e scorta valori e alla competenza dei professionisti di security impiegati.

L’adozione di specifiche linee guide per rendere conformi i servizi di sicurezza fu necessaria per tutelare l’utenza, garantendo l’erogazione di servizi di sicurezza a norma di legge.

L’obiettivo principale fu quindi far sì che le imprese di sicurezza potessero tutelare efficacemente i privati cittadini contro la criminalità assicurando adeguate possibilità di autodifesa a fronte di possibili attacchi.

Nel 2017 il D.M n. 115 non era stato ancora attuato da tutti gli istituti di vigilanza.

Difatti, la Circolare 557/PAS/U/ 010348/10089.D(1) REG.2 a firma del Capo della Polizia Gabrielli, sottolineò come su 1367 istituti presenti in Italia solo 393 avessero conseguito la certificazione, per una percentuale pari al 28,74% circa del totale.

La nuova circolare andò ad evidenziare come il mancato conseguimento della certificazione prescritta potesse assumere rilievo anche sul piano del corretto dispiegarsi delle dinamiche di mercato nel comparto della vigilanza privata in quanto gli istituti di vigilanza, non rispettando gli obblighi di del DM 115/2014, andavano incontro alla possibilità di trarre indebiti vantaggi competitivi, suscettibili di generare distorsioni all’equilibrio di mercato.

Ad oggi l’applicazione di tale regolamentazione non risulta ancora completata.

Ed è ciò che ha sottolineato proprio la Circolare 557/PAS/U/003891/10089.

Grazie alle informazioni estrapolate dal nuovo database nazionale delle Guardie Particolari Giurate, attivo dal primo febbraio 2019, il Ministero dell’Interno ha infatti potuto constatare che al 28 febbraio 2019 il 20% degli Istituti autorizzati non ha ancora prodotto il certificato di conformità necessario per poter operare.

Tra gli istituti di vigilanza autorizzati emerge l’Istituto di Vigilanza privata La Torre, chiaro esempio di istituto di sicurezza che ha da subito rispettato il D.M 115 ottenendo rapidamente la certificazione richiesta.

L’istituto di Vigilanza La Torre è infatti presente all’interno dell’elenco degli istituti di vigilanza privata certificati ai sensi del D.M. 115/2014 pubblicato dal Ministero degli Interni e recentemente diffuso sul sito web della Polizia di Stato.

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La sicurezza privata è una tematica sempre più sentita all’interno dell’opinione pubblica italiana.

Il primo rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia realizzato da Censis in collaborazione con FederSicurezza sottolinea come il 31,9% delle famiglie italiane percepisca un alto rischio di criminalità nella zona in cui vive.

Ciò è confermato anche dai dati emersi dall’XI Rapporto sulla Sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa effettuato da Demos e Unipolis nel febbraio 2019, in cui l’insicurezza legata alla criminalità si posiziona al terzo posto tra le paure più sentite dagli italiani.

Il 38% afferma infatti di aver paura della criminalità e di tutte le sue sottocategorie.

Tra esse rientra la cosiddetta micro-criminalità che genera alti livelli di inquietudine.

Il recente focus ha evidenziato come il 26% degli italiani tema di essere vittima di furti in casa, il 20% di subire una truffa attraverso il bancomat o la carta di credito, il 18% di essere vittima di furti dell’automobile, dello scooter o del motorino ed il restante 17% di subire scippi o borseggi.

Aumentano le richieste di sicurezza per la propria abitazione.

Per difendersi da ladri e rapinatori, continua il rapporto dell’istituto di ricerca, il 92,5% degli italiani adotta almeno un accorgimento in casa. Come l’utilizzo di una porta blindata, che protegge le abitazioni di oltre 33 milioni di cittadini, l’adozione di un sistema d’allarme o l’installazione di inferriate per proteggere porte e finestre.

Dall’ultimo dossier sulla criminalità risalente al 31 luglio 2018 i reati commessi hanno avuto un leggero calo, dai 2.453.872 del 2017 ai 2.240.210 reati odierni. Un dato positivo che però non ha interessato uno dei crimini più commessi sul suolo italiano, i furti.

Sono circa 1.189.499 le denunce effettuate in tal senso e che incrementano il bisogno di sicurezza e difesa in continua crescita.

Gli Istituti di vigilanza privata fondamentali per arginare i furti.

A tal proposito nella “filiera della sicurezza” le agenzie di vigilanza privata risultano avere un ruolo fondamentale nel mitigare tali paure, garantendo l’incolumità personale e l’ordine pubblico sul territorio in collaborazione con le Forze dell’ordine.

Oltre 64.000 addetti (+16,7% nel periodo 2011-2017) di quasi 1.600 imprese di vigilanza privata (+11,3%), svolgono ad oggi un ruolo sussidiario e complementare contribuendo a garantire sicurezza negli aeroporti, nei porti, negli uffici pubblici, in ospedali e tribunali, nelle aziende e durante gli eventi collettivi.

La tutela viene poi garantita oltre che dagli operatori della vigilanza privata anche dagli istituti che offrono servizi fiduciari non armati, un settore fortemente in crescita negli ultimi anni e che conta oltre 21.000 addetti.

L’intervento fondamentale degli operatori del settore sicurezza ha infatti sventato continui tentativi di furto, diventando effettivamente un aiuto concreto nella tutela del privato cittadino, maggiormente rassicurato dalla presenza di professionisti che vigilano costantemente sulla loro incolumità.

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Un argomento particolarmente sentito all’interno degli Istituiti di Vigilanza Privata riguarda l’opportunità di poter impiegare le proprie guardie particolari giurate in servizi di sicurezza all’estero.

A tal proposito nell’ottobre 2018 è stata presentato alla Camera dei Deputati la proposta di legge a firma Lollobrigida, Deidda, Ferro “Disposizioni in materia di impiego delle guardie giurate all’estero”, ora assegnata alla commissione Affari costituzionali.

Tale DDL sottolinea la volontà di poter usufruire di guardie giurate provenienti da Istituti di Vigilanza italiani per la protezione delle merci e dei valori delle imprese pubbliche e private operanti in territorio estero ogni qualvolta ne sia necessario, vista l’attuale impossibilità di utilizzare operatori italiani per presidiare asset su suolo straniero.

L’attuale ordinamento infatti non prevede la suddetta circostanza, costringendo molte aziende italiane presenti all’estero a ricorrere a grandi società di sicurezza privata di matrice anglosassone, russa, israeliana, cinese per difendere uomini e produzione.

Ciò causa una grave perdita economica sia per lo Stato sia per gli Istituti di Vigilanza che potrebbero così aprire la strada verso il mercato estero, avvalendosi di un notevole vantaggio competitivo.

Nell’introduzione alla proposta di legge si può leggere infatti come:

Considerando che il 60 per cento delle attività lavorative delle imprese italiane si svolge in tutto o in parte fuori dal territorio nazionale, la maggior parte delle imprese che operano all’estero è costretta a ricorrere a compagnie di Paesi stranieri, la cui legislazione nazionale prevede la figura professionale del security contractor quando si trovano in contesti ad alto rischio.

L’adozione di operatori provenienti da Istituti di Vigilanza italiani introdurrebbe in Italia un mercato il cui valore a livello mondiale conta circa 200 miliardi di euro.

Per tali ragioni sono molteplici le associazioni di vigilanza privata che approvano tale proposta di legge come L’Associazione italiana vigilanza e servizi fiduciari il cui presidente, Maria Cristina Urbano, ha messo in risalto i possibili rischi ai quali si potrebbe incorrere non aprendosi a tale settore, uno tra tanti l’impossibilità di offrire un interessante sbocco lavorativo per militari di carriera in congedo.

L’unica parziale eccezione, recentemente prevista dalla legislazione italiana, è data dal servizio di antipirateria marittima, svolto da istituti di vigilanza autorizzati, regolato dall’articolo 5 del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130. Esso dimostra come le guardie particolari giurate siano già impegnate egregiamente nel servizio di antipirateria e come quindi il loro impiego all’estero non possa che essere in continuità con tale best practice.

Federsicurezza, la federazione del settore della vigilanza e sicurezza privata, ha redatto l’annuale Report sui servizi di sicurezza offerti dalle molteplici aziende presenti sul territorio italiano.

Dalla ricerca emerge la presenza di 1339 imprese che operano nel settore della sicurezza privata in Italia.

Il Presidente di Federsicurezza, Luigi Gabriele, ha sottolineato come bisogni innanzitutto riconoscere che il termine vigilanza privata sia ormai obsoleto, e che sia più lecito discutere di sistemi di sicurezza integrata, in cui ciascuno possa concorrere con la sua professionalità specifica.

Tale report va però a sottolineare una situazione particolarmente delicata nell’ambito della security.

Il Report sottolinea un crescente dislivello tra le diverse imprese che si occupano di sicurezza.

Difatti la ricerca ha evidenziato come un’elevata quota di mercato sia detenuta da determinate aziende a discapito di molte micro realtà che invece non riescono a progredire.

Ciò è amplificato anche dal difficile processo di riqualificazione, professionalizzazione e rivitalizzazione del settore sicurezza a causa della difficoltà delle Istituzioni di controllare efficacemente la regolamentazione di tale settore, ne è un esempio esplicito l’uso indiscriminato del portierato anche su servizi esclusivi della vigilanza armata.

A tal proposito, per cercare di arginare l’abusivismo diffuso, ad aprile 2019 è stata diffusa dal Capo della Polizia una circolare che specifica come l’esercizio di attività esclusive della vigilanza privata da parte di portierati concretizzi a tutti gli effetti il reato di abusivismo, punibile anche penalmente richiedendo necessariamente la presenza di Guardie particolari Giurate debitamente formate.

Dal Report emerge inoltre la questione sul fatturato in ambito di security.

In tal senso a discapito di un fatturato complessivo di 3,5 miliardi di euro, il sud Italia risulta penalizzato detenendo solo il 22,6% del fatturato nazionale anche avendo il 47,5% delle imprese della vigilanza italiana.

Tuttavia la ricerca ha evidenziato come la domanda di sicurezza continui ad essere molto presente.

Ciò è sottolineato dal 33,7% delle imprese del territorio meridionale, ovvero clienti attivi e potenziali in ambito security, che richiedono un bisogno di sicurezza maggiore, in aumento rispetto ai due anni precedenti.

Si sottolinea inoltre come quasi la metà delle organizzazioni che si sono affidate ad uno o più fornitori di sicurezza siano rimaste soddisfatto del servizio: l’indice medio di soddisfazione del comparto sicurezza è molto più alto di altri settori industriali.

L’indagine mette in risalto la necessità di divulgare la Cultura della Sicurezza.

A conclusione dell’indagine svolta, infatti Federsicurezza propone una nuova visione della cultura della sicurezza, in cui anche lo Stato sia in prima linea nel diffondere i servizi di vigilanza privata e nell’attivare percorsi formativi delle guardie giurate, ed ancora ampliando gli spazi di mercato, in modo che le imprese del settore possano recuperare marginalità con l’apertura alla difesa della persona fisica.