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Il GDPR, regolamento europeo a garanzia della riservatezza dei dati, ha evidenziato importanti cambiamenti in materia di privacy a cui le imprese del settore sicurezza devono adeguarsi per non incorrere in importanti sanzioni.

La questione della privacy legata all’utilizzo delle video camera di sicurezza è un tema molto delicato oggetto di diverse discussioni in merito.

Il Garante per la protezione dei dati personali in accordo con le associazioni di Vigilanza Privata ha evidenziato i basilari adempimenti che le imprese del settore sicurezza devono mettere in atto per evitare di incorrere nelle sanzioni del GDPR, il Regolamento Europeo 2016/679, a garanzia della riservatezza dei dati.

Tali accordi prevedono alcuni punti salienti che gli istituti di vigilanza privata devono rispettare, estrapolati dal suddetto regolamento in materia di privacy:

  • Art. 30: predisporre Registri delle attività di trattamento, uno per il titolare e l’altro che segnali le attività effettuate dall’istituto come videosorveglianza, geo localizzazione etc.
  • Artt. 13 e successivi: Richiedere una raccolta del consenso ove previsto dalla legge.
  • Art. 28: Nominare i responsabili del trattamento, professionisti esterni a cui vengono assegnati incarichi in caso di esternalizzazione di servizi come avvocati, commercialista, consulenti del lavoro.
  • Art. 29: Individuare e predisporre istruzioni per i soggetti che agiscono sotto l’autorità del Titolare o del responsabile.
  • Artt. 37-38-39: Nominare un responsabile della protezione dei dati personali (DPO).
  • Art. 32: Prevedere modelli per la realizzazione di analisi dei rischi dei dati raccolti.
  • Art. 35: Fornire indicazioni sulle modalità di realizzazione della valutazione d’impatto privacy (anche prendendo in esame gli esiti di verifiche preliminari eseguiti da titolari che svolgono i medesimi trattamenti).

L’art. 32 specifica le misure di sicurezza da adottare in materia di videosorveglianza.

Tra i molteplici adeguamenti previsti l’art. 32 del GDPR specifica le misure di sicurezza da adottare in materia di videosorveglianza. Esso difatti prevede che i dati raccolti mediante sistemi di sorveglianza devono essere protetti con adeguate misure di sicurezza, riducendo al minimo i rischi di distruzione, di perdita, anche accidentale, di accesso non autorizzato, di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta, anche in relazione alla trasmissione delle immagini.

Inoltre tale articolo prevede che per apportare delle adeguate misure di sicurezza bisogna tener conto dello stato dell’arte (avanzamento tecnologico), dei costi di attuazione, della natura dell’oggetto, del contesto e delle finalità del trattamento dei dati, nonché del rischio di varia probabilità e gravità per i diritti e le libertà delle persone fisiche (porre in essere, quindi, un’analisi del rischio sui dati personali trattati). Il tutto per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio evitando la possibilità di ricorrere in importanti sanzioni.

La normativa europea è anche un’opportunità di miglioramento.

La normativa europea così delineata non solo può essere intensa come un adeguamento dovuto degli istituti di Vigilanza Privata, ma anche come un’opportunità di professionalizzazione e di responsabilità verso il quadro normativo generale.

In tal senso l’istituto di vigilanza La Torre ha da subito adeguato il codice di condotta alla suddetta normativa rispettandone pienamente i requisiti di privacy.

Difatti i sistemi di videosorveglianza offerti, sia a uso privato che pubblico, sono sottoposti a regole stringenti volte a tutelare la privacy di ogni singolo cittadino.

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La linea di confine tra le attività a carico delle guardie particolari giurate e quelle svolte dai servizi di portierato è un tema molto delicato che suscita spesso incomprensioni.

La necessità di regolamentare i ruoli svolti dalle guardie particolari giurate e dai servizi di portierato è stato un argomento prioritario discusso nella circolare anti-abusivismo diffusa il 24 aprile scorso dal Ministero dell’Interno, in vece al Capo della Polizia Franco Gabrielli, recante l’oggetto: “Servizi di vigilanza e custodia del patrimonio altrui riservati agli Istituti di Vigilanza Privata e servizi di portierato – Contrasto dei fenomeni di abusivo esercizio delle attività di Vigilanza Privata”.

L’obiettivo di tale comunicazione ha sottolineato l’esigenza di contrastare il fenomeno dell’abusivismo e dell’uso improprio di alcune figure professionali a discapito di altre. Un comportamento che reca un serio danno non solo agli Istituti di Vigilanza privata ma anche più in generale a tutta la sicurezza, non tutelata dalle giuste figure professionali.

In particolar modo la circolare è volta a tutelare il settore della vigilanza privata da appalti poco chiari e da operatori privi di titoli di polizia che, nel tempo, hanno usurpato servizi che la legge pone in capo agli istituti di vigilanza privata.

La circolare riprende la normativa in materia TULPS (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza).

Tale normativa statuisce che l’esercizio di attività di vigilanza privata da parte di soggetti non autorizzati configura la fattispecie di abusiva erogazione dei servizi riservati agli Istituti di Vigilanza ed alle GPG, punibile con l’ex art. 140.

Nello specifico, la circolare recentemente diffusa dichiara come attività imputabile al ruolo di guardia giurata “l’intervento diretto e attivo a favore della proprietà altrui nel caso di eventuali aggressioni, di cooperazione con le Autorità, gli ufficiali e gli agenti di polizia”. Queste attività ricadono nella definizione di “esigenze di sicurezza speciali”, descritte dagli articoli 256-bis, comma 2, R.D. n. 635/1940 e 133-134 del TULPS. Per il servizio di portierato invece si intende “una guardiania passiva del bene, senza che in capo all’operatore siano previsti obblighi di difesa del bene stesso”.

Da ciò si evince che particolari servizi definiti di “sicurezza speciali” non possono essere effettuati da parte di personale sprovvisto di qualifica di guardia particolare giurata, delineando così una specifica distinzione tra i servizi che richiedono l’utilizzo “esclusivo” delle guardie giurate e differenti servizi di sicurezza che possono essere invece svolti da differenti figure professionali.

Nel momento in cui tali limiti di azione non vengono rispettati avviene il reato di abusivismo, punibile anche penalmente.

La circolare ha apportato una specifica novità essenziale per tutelare il settore della sicurezza.

Un nuovo piano d’azione per difendere il perimetro dei servizi esclusivi della vigilanza privata dalle indebite incursioni del portierato. Tale piano d’intervento prevede la strutturazione e l’attuazione di due tipologie di attività differenti:

  1. Attività di corretta informazione ed educazione da parte delle Prefetture nei confronti di soggetti pubblici e privati che si avvalgono dei servizi di vigilanza privata e portierato;
  2. Procedure di controllo ad alto impatto su scala nazionale per arginare al massimo gli abusivismi.

La diffusione di tale comunicazione ha suscitato molteplici adesioni sia da parte di associazioni di tutela sia da parte degli istituti di vigilanza privata che hanno avvalorato tale circolare sottolineandone l’importanza.

Un esempio tra tutti: L’Istituto di Vigilanza privata La Torre che svolge costantemente azioni di sicurezza volte a tutelare le imprese e i privati cittadini esercitando specifiche attività che richiedono l’utilizzo esclusivo delle guardie particolari giurate.

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Il bonus videosorveglianza è stato introdotto dalla Legge di Stabilità 2016 con l’obiettivo di prevenire possibili attività criminali attraverso l’installazione di impianti di videosorveglianza ed antifurto usufruendo di detrazioni fiscali.

Tale incentivo prevede una detrazione massima consentita pari al 50% delle spese sostenute al fine di favorire la sicurezza dei privati cittadini sempre più soggetti ad episodi di furto nelle proprie abitazioni.

Il suddetto bonus è stato prorogato dalla Legge di Bilancio 2019 che ha inglobato all’interno delle agevolazioni previste per operazioni di ristrutturazione, risparmio energetico e bonus verde da effettuare all’interno della propria dimora, le spese di installazione di un sistema di videosorveglianza o di antifurto.

Nelle spese agevolabili rientrano anche i costi per il sopralluogo, il progetto, l’installazione delle videocamere di sicurezza ed il rilascio della certificazione in conformità alla vigente legge sulla privacy.

Nel dettaglio è possibile richiedere la detrazione per rafforzamento, sostituzione o installazione di cancellate o recinzioni murarie, installazione o sostituzione di grate alle finestre, l’installazione di porte blindate o rinforzate, rilevatori di apertura, saracinesche, tapparelle metalliche, vetri antisfondamento, casseforti a muro e di serrature, lucchetti e catenacci.

Come ottenere il bonus videosorveglianza

Si potrà usufruire delle detrazioni su tutte le spese sostenute per impianti di sicurezza installati dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2019.

La procedura prevista richiede che il pagamento delle spese effettuate avvenga rigorosamente tramite bonifico parlante, o bonifico bancario o postale ordinario anche online, secondo quanto stabilito dall’Agenzia delle Entrate.

Nel caso di pagamento tramite bonifico bancario o postale ordinario si dovrà evincere dal bonifico: la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione, il codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento e la ritenuta dell’8% a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dall’impresa che ha effettuato il lavoro di installazione.

Inoltre per usufruire di tale bonus sarà necessario indicare il pagamento sostenuto all’interno della propria dichiarazione dei redditi.

Chi può richiedere l’agevolazione sicurezza

ll bonus videosorveglianza può essere richiesto dal proprietario dell’immobile dove è stato installato l’impianto, dal titolare del diritto di godimento, dal familiare convivente (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini fino al secondo grado), coniuge separato se assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge o convivente anche se non coniugato.

Infine l’agevolazione è prevista anche per chi esegue i lavori sull’immobile con una detrazione delle spese sull’acquisto dei materiali edili.

Il punto cardine resta il sostegno della tutela fisica e psicologica dei privati cittadini, i quali esprimono sempre più frequentemente la necessità di volersi sentirsi al sicuro proteggendosi dal rischio di atti illeciti da parte di terzi.

L’installazione di suddetti sistemi di allarme può quindi essere una possibile soluzione di sicurezza atta a tutelare il cittadino all’interno della propria abitazione.Ne è un esempio Unico, la soluzione integrata di sicurezza progettata dall’Istituto di Vigilanza La Torre.

Per saperne di più visita il sito https://unico.vigilanzalatorre.it/

Un argomento particolarmente sentito all’interno degli Istituiti di Vigilanza Privata riguarda l’opportunità di poter impiegare le proprie guardie particolari giurate in servizi di sicurezza all’estero.

A tal proposito nell’ottobre 2018 è stata presentato alla Camera dei Deputati la proposta di legge a firma Lollobrigida, Deidda, Ferro “Disposizioni in materia di impiego delle guardie giurate all’estero”, ora assegnata alla commissione Affari costituzionali.

Tale DDL sottolinea la volontà di poter usufruire di guardie giurate provenienti da Istituti di Vigilanza italiani per la protezione delle merci e dei valori delle imprese pubbliche e private operanti in territorio estero ogni qualvolta ne sia necessario, vista l’attuale impossibilità di utilizzare operatori italiani per presidiare asset su suolo straniero.

L’attuale ordinamento infatti non prevede la suddetta circostanza, costringendo molte aziende italiane presenti all’estero a ricorrere a grandi società di sicurezza privata di matrice anglosassone, russa, israeliana, cinese per difendere uomini e produzione.

Ciò causa una grave perdita economica sia per lo Stato sia per gli Istituti di Vigilanza che potrebbero così aprire la strada verso il mercato estero, avvalendosi di un notevole vantaggio competitivo.

Nell’introduzione alla proposta di legge si può leggere infatti come:

Considerando che il 60 per cento delle attività lavorative delle imprese italiane si svolge in tutto o in parte fuori dal territorio nazionale, la maggior parte delle imprese che operano all’estero è costretta a ricorrere a compagnie di Paesi stranieri, la cui legislazione nazionale prevede la figura professionale del security contractor quando si trovano in contesti ad alto rischio.

L’adozione di operatori provenienti da Istituti di Vigilanza italiani introdurrebbe in Italia un mercato il cui valore a livello mondiale conta circa 200 miliardi di euro.

Per tali ragioni sono molteplici le associazioni di vigilanza privata che approvano tale proposta di legge come L’Associazione italiana vigilanza e servizi fiduciari il cui presidente, Maria Cristina Urbano, ha messo in risalto i possibili rischi ai quali si potrebbe incorrere non aprendosi a tale settore, uno tra tanti l’impossibilità di offrire un interessante sbocco lavorativo per militari di carriera in congedo.

L’unica parziale eccezione, recentemente prevista dalla legislazione italiana, è data dal servizio di antipirateria marittima, svolto da istituti di vigilanza autorizzati, regolato dall’articolo 5 del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130. Esso dimostra come le guardie particolari giurate siano già impegnate egregiamente nel servizio di antipirateria e come quindi il loro impiego all’estero non possa che essere in continuità con tale best practice.