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Il panorama della Cybersecurity 2026 si delinea come un momento di profonda maturazione per la sicurezza informatica globale. Non si tratta più soltanto di fronteggiare minacce isolate, ma di gestire una complessità infrastrutturale e normativa che richiede una visione strategica d’insieme. 

Secondo i dati del Netwrix Research Lab presentati nel recente Rapporto Clusit — basati su un’indagine condotta su oltre 2.150 professionisti IT a livello mondiale — emergono direttrici chiare che definiscono il perimetro d’azione per le imprese nei prossimi mesi. 

L’affermazione dell’architettura IT ibrida

La tendenza più rilevante riguarda l’assetto delle infrastrutture aziendali. Il modello ibrido è ormai lo standard di riferimento: oggi il 77% delle organizzazioni opera in ambienti che integrano soluzioni on-premise e cloud, segnando una crescita costante rispetto al 73% rilevato nel 2023.

Questa transizione è spinta dalla ricerca di flessibilità operativa e ottimizzazione dei costi, oltre che dalla necessità di supportare modelli di lavoro remoti. Il declino delle strutture esclusivamente locali è evidente: il 53% delle aziende attualmente solo on-premise ha già pianificato l’adozione di tecnologie cloud. Sebbene tale evoluzione offra indiscutibili vantaggi competitivi, essa amplia la superficie di attacco, rendendo la visibilità e il controllo degli accessi le vere sfide della gestione moderna.

Ostacoli alla sicurezza: il fattore umano e i limiti di budget

Nonostante l’avanzamento tecnologico, le principali criticità rimangono di natura strutturale e formativa. I responsabili IT identificano come ostacoli primari nello sviluppo della Cybersecurity 2026 la carenza di personale specializzato, i vincoli di budget e la persistenza degli errori da parte degli utenti.

È interessante notare come la pressione per una rapida trasformazione digitale, un tempo fonte di forte stress per i reparti IT, sia passata in secondo piano. La priorità del 2026 non è più la velocità della transizione, quanto la capacità di consolidare le competenze interne e colmare il gap di cybersicurezza che espone le imprese a rischi reputazionali e finanziari.

Priorità strategiche e il ruolo dell’Intelligenza Artificiale

La protezione dei dati e la sicurezza della rete si confermano le preoccupazioni centrali. In questo scenario, l’adozione dell’Intelligenza Artificiale ha raggiunto una fase di stabilizzazione pragmatica. Dopo il forte incremento di interesse registrato tra il 2023 (9%) e il 2024 (28%), il dato si attesta oggi al 26%.

Questo assestamento indica che le aziende hanno superato la fase sperimentale dell’IA, concentrandosi ora sull’integrazione di strumenti realmente efficaci per l’automazione della difesa e la risposta rapida agli incidenti. L’IA non è più percepita come una novità tecnologica, ma come un asset operativo consolidato.